Ieri abbiamo festeggiato il trentesimo anniversario del giorno in cui l'omosessualità fu tolta dall'elenco delle malattie mentali dell’OMS, ma la strada per i diritti è ancora lunga

Lunedì 18 maggio 2020

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  • Roberta Li Calzi

Ieri abbiamo festeggiato il trentesimo anniversario del giorno in cui l'omosessualità fu tolta dall'elenco delle malattie mentali dell’OMS, ma la strada per i diritti è ancora lunga

L’emergenza sanitaria ha messo a dura prova la coesione sociale e la tenuta delle Istituzioni del nostro Paese. Un momento difficile, che ha fatto esplodere contraddizioni e approfondito le tante disuguaglianze purtroppo già esistenti. Allo stesso tempo, l’isolamento di questi mesi ci ha fatto riscoprire il valore delle relazioni e della solidarietà, confermando, se mai ce ne fosse bisogno, quanto sia importante che le Istituzioni siano capaci di tutelare le necessità di vita delle persone.

Per questo, è fondamentale ragionare sui diritti adesso che è appena iniziata la cosiddetta fase 2 e si fa più urgente una riflessione sulla ricostruzione. Non c’è spazio per il classico e mai passato di moda “c'è ben altro di cui occuparsi”, perchè di fronte ai diritti non esistono classifiche di importanza, non è possibile suddividere la vita delle persone in compartimenti stagni, è l'errore che Istituzioni e Partiti non possono permettersi di compiere.

Non possiamo e non dobbiamo dimenticare quanto appena accaduto: persone LGBTI costrette a nascondersi nella loro stanza per poter essere sé stesse, famiglie arcobaleno rese ancora più fragili e invisibili.

Dal 2004 si celebra la Giornata Mondiale contro l'omolesbobitransfobia, che da due anni fa luce anche sulle persone omosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali che sono quotidianamente discriminate e private dei basilari diritti umani in tutto il mondo. Numerosi osservatori e associazioni monitorano i Paesi più a rischio e diffondono studi di settore. 


Fino a trent’anni fa l’omosessualità era registrata come malattia mentale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per decenni, specialisti e dottori hanno imposto “cure” a uomini e donne in salute, alimentando stigma sociale e sofferenze personali. Il 1990 segna una data storica nel percorso verso un pieno godimento dei diritti, ma la strada è lunga. In moltissimi Paesi vige ancora il reato di omosessualità, e in altri, pur non essendo ufficialmente vietato, le persecuzioni per le comunità LGBTI sono pesantissime.


Il rapporto di ILGA-Europe su Europa e Asia centrale, uscito il 14 maggio, mostra un’Europa stagnante: circa la metà dei 49 Paesi dell’area non ha avuto cambiamenti positivi nell’ultimo anno, mentre per il secondo anno di seguito alcuni Paesi stanno smantellando le tutele esistenti. Nei cinque ambiti d’indagine (uguaglianza e non discriminazione, famiglia, incitamento all’odio, riconoscimenti legali, libertà di aggregazione, diritti di asilo) l’Italia è ferma al 23%. Un punteggio paragonabile a quello dei Paesi più autoritari e discriminatori (l’Ungheria è al 33%).

Sono 138 le aggressioni avvenute nell’ultimo anno, 74 delle quali nel nord Italia: un’aggressione ogni tre giorni.

In ambito sportivo, il sondaggio realizzato da Outsport evidenzia che il livello di omofobia e transfobia in Italia è al di sopra della media europea. 

E mentre nel 2020 diversi esponenti delle principali religioni monoteiste riconoscono nel Covid19 una “punizione divina contro l’omosessualità”, in Italia l’emergenza sanitaria fa aumentare le violenze in famiglia. Nell’ultimo anno il dato sulle violenze e gli abusi è aumentato del 9%. Il dato durante l’emergenza sanitaria è cresciuto sino al 40% per gli adolescenti: di questi meno di 1 su 60 pensa di denunciare, troppa la paura, il timore di non essere capiti, creduti, anche dai coetanei.

Il quadro tra i giovani dai 13 ai 19 anni, secondo una ricerca fatta da Gay Help line in 80 scuole (licei e istituti tecnici italiani prima del Covid) fornisce questi dati: uno su tre considera l'omosessualità qualcosa di sbagliato; il 10% pensa che sia una malattia, un peccato, una cosa immorale o una malattia mentale; tre su dieci non vogliono neppure sedersi accanto a un coetaneo gay o lesbica. 

Il peggio però arriva quando gli studenti raccontano la vita a scuola: il 30 per cento riconosce che le persone LGBTI subiscono provocazioni e atti di bullismo, che vengono isolati ed emarginati.

Il Presidente del Consiglio Conte ha ricordato che la Giornata internazionale contro l’omofobia non è una semplice ricorrenza, un’occasione celebrativa e chi riveste ruoli istituzionali deve attivarsi per favorire l’inclusione e il rispetto delle persone.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sempre attento e sensibile a questi temi, ha affermato che le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale ledono i diritti umani necessari a un pieno sviluppo della personalità umana.

Dopo questa emergenza e durante la crisi che ne deriva, avremo un'Italia senza dubbio diversa. Facciamo in modo che sia un'Italia migliore, avendo ben chiaro che senza uguali diritti per tutte e tutti non lo sarà.



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