Lo sport e l'attività motoria non possono essere considerate attività non essenziali

Lunedì 26 ottobre 2020

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  • Roberta Li Calzi

Lo sport e l'attività motoria non possono essere considerate attività non essenziali

CARTA EUROPEA DELLO SPORT - Rodi 1992

Definizione di sport: “qualsiasi forma di attività fisica che, attraverso una partecipazione organizzata o non, abbia per obiettivo l'espressione o il miglioramento della condizione fisica e psichica, lo sviluppo delle relazioni sociali o l'ottenimento di risultati in competizioni di tutti i livelli”.

Con la modifica del trattato sull'Unione Europea firmato a Maastricht il 7.2.1992 allo sport si intende attribuire una preminente funzione sociale considerandolo, al pari dell'istruzione e della formazione professionale, un momento ed elemento fondamentale per l'equilibrata crescita psico-fisica di ciascun individuo.

CARTA DEI DIRITTI DEI RAGAZZI ALLO SPORT 1992 - Commissione Tempo Libero dell'O.N.U

Diritto di praticare attività motoria. I genitori devono avviare il bambino all'attività motoria per i ben noti vantaggi psicofisici, che non sono più recuperabili se si inizia tardivamente; il bambino può scegliere, sperimentare, cambiare gli sport che desidera. L'U.N.E.S.C.O. raccomanda che almeno un sesto dell'orario scolastico settimanale sia dedicato all'attività motoria, cioè sei ore alla settimana.

Il mio intervento di oggi potrebbe anche concludersi qui, se è vero che dal significato delle parole devono discendere azioni consone.

E invece siamo di nuovo in questo lunedì di fine ottobre a leggere su un testo di legge nazionale che lo sport chiude. Tutto, senza distinzioni, se non per quanto riguarda il livello di vertice. 

E visto che si parla, giustamente, di decisioni prese per non arrivare al collasso del Sistema Sanitario Nazionale, ricordo che obesità infantile, sedentarietà, diabete, patologie cardiovascolari e respiratorie sono solo alcune delle realtà che in Italia mettono in crisi il sistema sanitario tutto l'anno.

E, nonostante le evidenze scientifiche a favore della prevenzione delle patologie, nonchè della difesa del sistema immunitario attraverso l'attività motoria di base, quest'ultima oltre ad essere considerata superficialmente come un hobby o momento di svago e divertimento, ad oggi vede i professionisti che lavorano in questo ambito non riconosciuti nè tutelati.

Gli stessi professionisti che hanno continuato a lavorare adeguandosi a tutte le norme, mantenendo le procedure, riadattando la didattica a favore della prevenzione del contagio.

Per questo centri sportivi, palestre, piscine, dovrebbero chiudere solo se e quando sarà necessario chiudere la scuola, anch’essa fondamentale per il futuro del nostro Paese. La chiusura di Scuola e Sport deve essere l'estrema ratio. Perchè altrimenti vuol dire che quando si parla di “priorità”, non si considerano quelle che dovrebbero essere tali in un Paese evoluto e civile. 

Come ha ricordato Maurizio Casasco, presidente della Federazione Medico Sportiva Italiana, l'OMS ha lanciato l'allarme “per l'impatto della pandemia su adolescenti e giovani e per gli effetti indiretti quali depressioni e ansia maggiori dello stesso virus”.

Aumenterà l'obesità infantile (già l'Italia è al secondo posto in Europa) e patologie correlate, e lasceremo i giovani ai giochi elettronici o liberi per strada e nei parchi, anziché in strutture che seguono i protocolli condivisi. 

Sempre secondo Casasco, "non esiste un dato epidemiologico, un dato scientifico, non esiste alcuna logica per fermare i giovani sportivi”.

Le nuove linee guida ministeriali sono state diffuse il 22 ottobre. I soggetti del mondo sportivo hanno subito fatto ulteriori investimenti, oltre quelli già messi in campo, per adeguarsi e "sopravvivere" e la scorsa settimana hanno ricevuto le visite ispettive di NAS e ASL, i cui verbali hanno certificato che fosse tutto regolare, con tanto di complimenti da parte degli accertatori in molti casi.

Poi, nonostante tutto questo, dopo pochi giorni è stata comunque disposta la chiusura dei luoghi sportivi. Tutti indistintamente.

Siamo di fronte a una pandemia ed è giusto essere prudenti, anche nei giudizi. Ma se le Istituzioni chiedono di fare uno sforzo per garantire un'attività che non può non essere considerata essenziale, non possono poi chiuderla subito dopo.

Qui non si tratta di tenere le parti di una categoria a discapito di altre, si tratta di pensare al benessere della fascia di età più colpita dalla crisi sanitaria.

Il ministro dello Sport ha annunciato misure economiche straordinarie, tra indennità e sostegni a fondo perduto, ma con cifre lontane da quelle sollecitate.

E, in ogni caso, nessuna cifra potrà risarcire quello che stiamo togliendo a bambine, bambini, ragazze e ragazzi impedendo loro di praticare attività motoria e sportiva in un contesto sicuro dal punto di vista della salute.


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